Calcolo del tasso applicato al mutuo a tasso variabile

Nei mutui a tasso variabile è fondamentale capire la modalità di calcolo del tasso di interesse applicato sul mutuo, al fine di evitare spiacevoli sorprese o incomprensioni

Calcolo del tasso applicato al mutuo a tasso variabile

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Nei mutui a tasso variabile il tasso applicato viene rivisto periodicamente (ad esempio ogni mese) in base alle variazioni del tasso di mercato preso come base di calcolo, il tasso Euribor. Dal punto di vista tecnico, il debitore paga un tasso finito che si calcola con la formula:

tasso finito = Tasso Euribor + spread

Il contratto di mutuo a tasso variabile quindi fissa uno spread (che rappresenta il guadagno della banca su quel mutuo e che non varia per tutta la durata del mutuo) e tale spread viene aggiunto al tasso Euribor. Se, ad esempio, lo spread del nostro mutuo a tasso variabile è l'1,25% e l'Euribor varia nel tempo (si riportano qui sotto dati molto simili a quelli realmente registrati), avremo:
- luglio 2005: 2,20% + 1,25% = 3,45% di tasso applicato
- dicembre 2006: 3,50% + 1,25% = 4,75% di tasso applicato
- febbraio 2007: 3,75% + 1,25% = 5,00% di tasso applicato
- giugno 2007: 4,20% + 1,25% = 5,45% di tasso applicato

Quando il tasso Euribor sale, sale di pari misura il tasso applicato al mutuo. Quindi maturano maggiori interessi passivi, quindi l'importo delle rate periodiche sale (ogni rata ha una quota capitale, prefissata, e una quota interessi, il cui ammontare dipende dal tasso finito applicato al debito residuo rimasto del mutuo a tasso variabile: la variazione dei tassi di mercato fa variare la quota interessi e quindi la somma totale della rata da pagare).


Proviamo a valutare l'impatto dell'aumento di cui sopra su un mutuo da 200.000 euro stipulato a novembre 2006. Poichè il mutuo è appena iniziato il debito residuo (capitale che il debitore deve restituire alla banca) è praticamente pari all'importo del mutuo, cioè 200.000 euro. A causa del rialzo tassi dello 0,25% (ad esempio da 4,75% a 5% di tasso finito) su questo debito residuo matura una maggiore quantità di interessi, pari (in un anno) a 200.000 x 0,25% = 500 euro. Il rialzi di tassi quindi genera maggiori interessi passivi per 500 euro in un anno, quindi 500/12 = 40 euro circa al mese. Quindi, a seguito del rialzo tassi di 0,25% la rata del mutuo sale di 40 euro al mese.
Lo stesso rialzo tassi provoca effetti maggiori quando il debito residuo è più elevato, cioè a inizio del piano di ammortamento del mutuo.
Un altro esempio: un rialzo dell'Euribor (magari in più riprese in un breve periodo) dell'1% comporta un rialzo dell'1% del tasso finito. Su un mutuo con un debito residuo di 200.000 euro significa un maggior onere per interessi di 2.000 euro in un anno, quindi di circa 2.000/12 = 167 euro al mese.
Il meccanismo di funzionamento dei mutui a tasso variabile deve essere chiaro prima di stipulare il mutuo: è infatti estremamente importante che il debitore abbia le idee chiare su quali possono essere le conseguenze della variazione dei tassi di mercato presi come parametro, per evitare situazioni difficili in futuro.



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